A Ciampino c’è una via emblematica per la tormentata storia del rapporto tra città e aeroporto. Via Francesco Baracca che in 350 metri congiunge piazza della Pace e il sagrato della chiesa principale della città con la recinzione dell’aeroporto. Questa via fino al 1945, per volontà dei progettisti della città che la disegnarono nel 1910, rappresentava la principale strada di accesso a Ciampino, congiungendo quello stesso sagrato con la via Appia e che successivamente, quando nacque l’aeroporto, lo divideva nelle due corte piste di Ciampino nord e Ciampino sud, divise appunto dalla via di accesso alla città. Furono gli americani che chiusero la strada e costruirono la nuova unica pista per far decollare i loro grandi bombardieri. Proprio in fondo a questa via, al confine con la recinzione dell’aeroporto, il Comitato per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto di Ciampino ha dato appuntamento agli abitanti del quartiere per informarli e per raccogliere le esperienze dei cittadini colpiti oltre che dall’assordante rumore anche da un’aria spesso irrespirabile, carica di residui volatili da combustione, polveri sottili e nauseanti olezzi di cherosene. Le diverse decine di persone presenti hanno manifestato il loro disappunto per l’immobilismo istituzionale su un problema oramai noto a tutti e di cui tutti conoscono le violazioni delle norme, ripetute negli anni, dei vari soggetti che dovrebbero assicurare un funzionamento “civile” degli aeroporti tutelando anche e prima di tutto la città e i cittadini che ci abitano. “E’ davvero una vergogna” ha dichiarato Roberto Barcaroli viceportavoce del Comitato “che dopo 7 anni di lotta ancora sia necessario protestare per far applicare la legge. Il rumore a cui i cittadini di Ciampino, ma anche quelli di Marino e del X municipio di Roma sono sottoposti è fuori norma. Queste case sono state costruite 50 anni fa con regolari licenze edilizie e nel 2001, quando hanno cominciato a ignorare le norme sul rumore e quelle sulle Valutazioni Ambientali obbligatorie, espandendo il traffico, erano già qui da 40 anni. A quale diritti si vuole appigliare ora l’aeroporto? La Conferenza dei Servizi, avviata con una disposizione del Ministro dei Trasporti e le cui conclusioni sono state ufficializzate da una Delibera della Giunta Regionale, ha pubblicamente sancito nel luglio 2010 che l’aeroporto opera fuori dalle norme di legge sul rumore. Da allora nulla è stato fatto per tutelare i cittadini e riportare il traffico aereo di questo aeroporto entro i limiti stabiliti dalla legge. Anzi, scandalosamente Aeroporti di Roma e Enac stanno chiedendo al Governo di approvare un piano di sviluppo che farebbe aumentare i voli da 50 mila a 70 mila all’anno. Ampliando ancora di più le attività di un aeroporto che, a detta dell’ARPA della Regione Lazio, dovrebbe invece limitare il suo traffico a 60 movimenti al giorno per rientrare nella legge, contro i circa 150 movimenti attuali. Risolvere il problema è possibile. Il Governo e il ministro Passera, in particolare, hanno i poteri necessari a trasferire, anche dall’oggi al domani il traffico fuori norma e insostenibile di questo aeroporto – come fecero nel 1961 trasferendo i voli a Fiumicino. Perché non lo fanno? Perchè le stesse istituzioni che nella Conferenza dei Servizi hanno dichiarato l’aeroporto fuorilegge (Ministeri, Regione, Provincia, Comuni, Aeronautica Militare e lo stesso ENAC) ora non agiscono concretamente, facendo il loro dovere, per risolvere il problema? E’ necessario che i Sindaci per primi si facciano carico di azioni serie e risolutive a difesa della salute dei loro cittadini, così come prescrive la legge, onorando fino in fondo il patto con i loro elettori e le attese dei cittadini”.
Inviato da : Data comunicazione : 29-06-2012

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